Michael Robotham, “Il manipolatore” (Fanucci)

Prendete un pilota di Formula Uno, tra quelli più bravi, e col suo bolide da trecento e più all’ora fatelo girare in un parcheggio… Oppure, chesso’, prendete un campione di discesa libera, e fatelo scendere in un campo scuola… Poi prendete Il Manipolatore di Michael Robotham, thriller psicologico che Fanucci pubblica nella collana “Gli Aceri” (con traduzione, ottima, di Sonia Comizzoli). Ora mi chiederete: beh, che c’entrano questo e quelli?
Michael Robotham è stato, prima che scrittore, giornalista e collaboratore per diverse testate e riviste in Australia, Gran Bretagna e USA; inoltre è stato anche ghost writer, ovvero colui che aiuta i più diversi personaggi (politici, pop star, psicologi, avventurieri, personaggi dello spettacolo) alla stesura delle loro autobiografie, sovente scrivendogliele in tutto e per tutto. Quindi, come scrittore, ha vinto più volte premi letterari nella categoria thriller. Insomma, un signor scrittore, e infatti questo suo Il Manipolatore lo dimostra in maniera ottima: veramente ben scritto, con ottimo ritmo, un uso perfetto di quei meccanismi letterari che appassionano il lettore medio, una notevole capacità di “far viaggiare” la storia senza generare momenti barbosi e stantii… – tutto ciò non a caso, a ben vedere il suddetto personale curriculum professionale di prosatore capace di narrare la realtà con la più adeguata verve e di intuire e scrivere ciò che può piacere ai lettori. Da questo punto di vista Il Manipolatore è assolutamente un ottimo libro, però… – già, c’è un però, e tenete presente il bravo pilota di Formula Uno e il campione di sci a cui accennavo in principio… Il senso della storia narrata da Robotham in questo romanzo è tutta racchiusa nella nota sulla copertina dell’edizione Fanucci, “Due menti a confronto. Solo una delle due può vincere”: la riproposizione di uno scontro psicologico tra due cervelli, uno al servizio del bene e uno del male – per l’ennesima volta. Infatti la storia de Il Manipolatore narra d’un tranquillo psicologo inglese che si ritrova suo malgrado coinvolto in un indagine relativa alla morte, apparentemente per suicidio, di più donne; coinvolgimento che sarà sempre più profondo da quando egli intuirà che di suicidi non si tratta ma di omicidi indotti da uno psicopatico ex-militare dei servizi segreti esperto in torture psicologiche, e che diverrà completo quando anche la sua famiglia ne verrà implicata. Un cliché del genere ultraclassico, al quale Robotham non apporta che rare varianti, le quali tuttavia non evitano al romanzo di apparire banale, in certi tratti in modo pure sconcertante. Non sono un lettore di thriller, eppure ho previsto pressoché tutti gli eventi che di lì a qualche pagina l’autore avrebbe narrato – cosa sicuramente non troppo gradevole per una lettura che debba essere il più possibile coinvolgente. D’altro canto, proprio perché non sono un lettore del genere thriller ma ormai un poco i meccanismi letterari li conosco, so perfettamente che quanto c’è ne Il Manipolatore è ciò che i lettori del genere stesso vogliono leggere da un tale libro, e quel cliché di cui dicevo poc’anzi è in realtà uno specifico plot che diventa inevitabilmente il fulcro delle storie di questo tipo – un plot che peraltro ricorda molto quelli costruiti per le produzioni cinematografiche/televisive, e in effetti anche il libro di Robotham è bell’e pronto per trasformarsi in un film di buon successo, soprattutto per i gusti americani (o per quelli anglosassoni più americanizzati, ecco).
Ora forse capirete meglio le due allegorie che ho citato in testa a queste impressioni di lettura. Michael Robotham è quel pilota o quel campione di sci: è un grande scrittore che si concentra (“si limita” potevo anche dire) su molto ovvie storie di genere, eppure facendole interessanti e pure affascinanti, grazie alle suddette capacità narrative. Per questo non si può certamente dire che Il Manipolatore sia un libro mediocre, anzi: bisogna dire che è un bel libro, bello da leggere, capace di attrarre e affascinare l’attenzione del lettore – soprattutto di quello che cerchi nella lettura il puro intrattenimento, un’emozione appunto più cinematografica che letteraria. I fans del genere thriller lo ameranno parecchio, a tanti altri lettori piacerà sicuramente, ma certo una buona affinità a quel genere può aiutare parecchio il piacere della lettura. Poi – mia opinione personale – la letteratura è da altre parti, ma sicuramente è giusto e ovvio che sia così.

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