Magdy El Shafee, “Metro” (Il Sirente)

Un libro storico questo, sotto molti aspetti, per la cui conoscenza italiana dobbiamo ringraziare il Sirente, l’intraprendente casa editrice abruzzese la cui collana AltriArabi sta portando alla luce piccole/grandi opere di una letteratura, quella araba e mediorientale appunto, altrimenti pressoché sconosciuta… E tra queste, Metro dell’egiziano Magdy El Shafee – tradotta da Ernesto Pagano – la si può definire, senza nulla togliere alle altre, quella di maggior spicco…
Libro “storico”, dicevo, per almeno due motivi: Metro è la prima graphic novel egiziana, ovvero il primo fumetto dedicato a un pubblico adulto che non sia il solito riadattamento nazionale delle storie Disney o affini; ma ancor più, l’opera di El Shafee si è rivelata, vista la cronaca degli ultimi mesi, la più lucida profezia degli avvenimenti sociopolitici che hanno scosso l’intera sponda araba del Mediterraneo, a partire proprio dall’Egitto con la cacciata di Hosni Mubarak e lo smantellamento della sua egocentrica struttura di potere.
Nella storia di Metro, ovvero del giovane ingegnere informatico Shihab che progetta software “fastidiosi” per le maglie di sicurezza della dittatura “dolce” egiziana al punto da finire in un brutto giro di corruzione, poteri deviati, violenza di regime, sullo sfondo di una città, Il Cairo, la cui popolazione resta all’apparenza arrendevole alla miserrima propria realtà quotidiana ma invero cova in pancia, più o meno silentemente, una sempre maggiore volontà di ribellione e riscatto… – quella pancia che è anche la metropolitana cittadina, nelle cui stazioni buona parte della storia piega tra le svolte della trama al punto da fornire il titolo al libro… – nella storia di Metro, dicevo, vi è la fotografia di una realtà sociale e politica nitida e illuminante, e nella trama la cronaca, quasi, degli accadimenti poi realmente avvenuti dopo quasi tre anni. Il tutto rappresentato da disegni scarni, molto giocati sul contrasto bianco/nero ovvero chiaro/scuro – paradigmatico in un certo senso della realtà egiziana, “normale” in superficie e tale ritenuta anche dall’Occidente per mero interesse, ma oscura e torbida nella sua verità popolare – disegni che rivelano come El Shafee non sia un fumettista di formazione ma per passione (è farmacista, in realtà) ma che d’altro canto aiutano bene a disegnare nella mente del lettore un panorama non certo tranquillo ma realisticamente duro, aspro, tagliente e disturbante, per così dire.
Ovviamente, poco tempo dopo la pubblicazione in patria, su Metro è caduta la scure della censura del potere: ufficialmente per “immagini immorali” e “per contenere personaggi che somigliano a uomini politici realmente esistenti” (ma va’? – viene da esclamare!…) che tuttavia nessuno tra giudici accusatori e polizia ha mai identificato (forse per l’imbarazzo e il terrore di dover fare un nome, come svela la nota del traduttore in principio al libro), in verità per la già citata capacità dell’opera di svelare la reale natura dittatoriale del regime egiziano, in un modo molto più chiaro e immediato per la popolazione/potenziale lettrice che qualsivoglia opera scritta, in un paese dove il grado d’istruzione medio è certamente basso e la letteratura come fonte d’informazione e svago non è di conseguenza così diffusa. Ma al solito, quei poteri illiberali che usano la censura per soffocare ogni anelito di libertà d’informazione, in realtà non fanno altro che ottenere l’effetto opposto, “storicizzando” da subito il libro negato e costruendone il piccolo/grande mito che ne supporta la conoscenza e la diffusione all’estero, con risultati quasi ugualmente dirompenti che nella patria d’origine, e facendogli dunque acquisire una notevole forza d’impatto e d’urto che inevitabilmente ritorna alla sua fonte, là dove la sua conoscenza è stata proibita.
Certo non si può dire o stabilire che grazie a Metro l’Egitto ha trovato la forza di cambiare la propria storia, ma sicuramente anche grazie alla storia di El Shafee qualche bella picconata è arrivata sui pilastri del potere egiziano, contribuendo a farlo traballare al punto che poi la spinta popolare ha potuto espugnare e distruggere la sua fortezza. Inoltre la sua lettura è un piccolo e prezioso trattatello sullo stato delle società mediorientali negli ultimi anni, molto interessante per chi ne studi la storia contemporanea e che è curioso di conoscere meglio i cugini dell’altra sponda del mare nostrum. Ma il suo carattere molto attuale e al passo coi tempi anche nello stile e nella forma, fanno di Metro una lettura interessante per chiunque: basta la curiosità e la voglia di affrontare un qualcosa di insolito e particolare, tanto quanto illuminante.

Una risposta a Magdy El Shafee, “Metro” (Il Sirente)

  1. Pingback: 27/04/2011: Magdy El Shafee, “Metro” (Il Sirente) |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...