Francesco Dell’Olio, “La vita è un casino” (Historica)

La collana Short Cuts di Historica, pur nella sua semplicità concettuale, ha il gran pregio di regalare potenziali piccole/grandi storie, 100 pagine al massimo, storie veloci, belle dense, di quelle nella cui velocità di lettura si può forse trovare un maggior godimento rispetto a scritti più lunghi, più dilatati, più lenti… Una collana molto rock, mi viene da dire, il che ovviamente non significa che tomoni di 1000 pagine non possano essere altrettanto validi: una questione di attitudine, ecco…
Non a caso, detto quanto appena detto (!), Francesco Dell’Olio dichiara nella breve bio di quarta di copertina del suo La Vita è un casino di non ascoltare Laura Pausini… Ma, gusti musicali a parte, questo suo short cut potrebbe veramente ricordare un album rock in forma scritta: storia bella veloce, capitoletti brevi e rapidi, trama ben condensata e senza tanti fronzoli, personaggi assai particolari le cui altrettanto particolari vicende puntano tutte verso il convergente finale, anch’esso bello incasinato e degno d’un concerto rock…
I personaggi, appunto: una piccola ma paradigmatica selezione di quanto di politically scorrect la società contemporanea – e il suo “ufficiale” perbenismo – offre… Due ultras di estrema destra tanto sbandati quanto idioti, uno scrittorucolo in cerca di fama ma già consapevole che farà la fame, due amici per la pelle ma mica tanto poi, una ragazza licenziosa sotto ogni punto di vista e un’altra, cameriera, che lo diventa suo malgrado… Il tutto nei nazional-popolari ambienti dell’Hotel Pacifico, alloggio che perde stelle tanto quanto intonaco dai muri – per dire: ha la piscina, certo, motivo di prestigio per molti alberghi… Peccato sia da tempo immemorabile senz’acqua… – e che nel suo piccolo è a propria volta un mono-campione statistico di certe scenografie quotidiane, cittadine e non…
La storia viaggia che è un piacere, appunto, anche grazie a uno stile molto diretto e atletico che ci fa correre qui e là tra gli eventi che accadono ai vari personaggi praticamente senza mai cali di ritmo, riuscendo a non essere banale o prevedibile – un pericolo che poteva certamente colpire il romanzo, come avviene spesso per altri che assai più vanagloriosamente ci vengono spacciati come “originali”…
Anzi, è da notare come la natura bizzarra e sovente comica della vicenda sia il miglior tratteggio parodistico di certi “tipi” umani che sicuramente affollano la nostra quotidianità, sui quali La Vita è un casino disegna tante vignette umoristiche e illuminanti: un ironia brillante che soprattutto pone in evidenza come – lo si accennava già poco sopra – quell’ordinario e rassicuramene perbenismo che ammanta la nostra società, tanto comodo per non pensare troppo ai veri e gravi problemi del mondo, è altrettanto comoda copertura di tanta superficialità, ottusità e grettezza umana, tra le cui bassezze può essere che, involontariamente, ci si trovi coinvolti…
Proprio bello da leggere, e per questo consigliabile, almeno quanto lo sia l’ordinare un buon succo di procione, la prossima volta che andrete a bere qualcosa al bar!

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