Francesca Mazzuccato, “Romanza di Zurigo” (Historica)

Mi piace molto la scrittura di Francesca Mazzuccato, la trovo raffinata senza essere aulica, e contemporanea senza inseguire ottusamente i miseri slang linguistici del nostro tempo; apprezzo parecchio Historica, la sua produzione editoriale e la dinamica intraprendenza di Francesco Giubilei, il suo giovane patron; e mi piace un sacco Zurigo, città-gioiello molto svizzera ma anche molto cosmopolita come nessun altra città della Confederazione… Dunque, giudizio positivo scontato per questa Romanza di Zurigo, che Historica pubblica nella collana Cahier di viaggio?
Beh, non c’è nulla di scontato al mondo, e tanto meno in letteratura, dove è facile trovare libri scritti meravigliosamente ma di una sciattezza tematica imbarazzante, e libri il cui valore narrativo e letterario viene soffocato dalla scrittura di autori che, se cambiassero mestiere, farebbero un gran bene a tutti quanti…
Di Romanza di Zurigo tuttavia già mi piace il fatto che non sia un vero e proprio elenco di appunti su cose viste e vissute lontano dalle abituali residenze, non un libro di viaggio come tanti altri – almeno non nel senso più classico del termine. Il viaggio a Zurigo di Francesca Mazzuccato (“i viaggi” dovrei scrivere, per come ci torni spesso, avendo eletto la città in qualche modo a sua seconda residenza, o luogo ideale in cui tornare quando lei voglia evadere dal luogo ordinario in cui si torna, ovvero la casa “ufficiale” italiana) – il viaggio della Mazzuccato a Zurigo, dicevo, non è in realtà una semplice visita, una presenza dall’accezione meramente turistica e poco più, ma un vero e proprio compenetrarsi e sciogliersi nell’animo della città, urbano grembo catartico che le permette di aprire il proprio io e discorrervi, chiacchierarvi, domandargli il perché di tante situazioni della normale vita quotidiana che, a casa, restano confuse tra le mille incombenze della giornata ordinaria… La tormentata storia d’amore con un ragazzo, ad esempio, condizione passionale ideale e potenzialmente meravigliosa ma in realtà sfuggente e irritante, a cui la Mazzuccato contrappone altre passioni certo più virtuali e platoniche e tuttavia più profonde, più corroboranti – quella per Annemarie Schwarzenbach ad esempio, per Elias Canetti, per le sculture di Giacometti o per James Joyce: il pellegrinaggio sulla sua tomba al piccolo cimitero di Fluntern è il motivo originario del primo viaggio zurighese della Mazzuccato, e dunque la scintilla che accende la più grande di tali passioni, quella per la città appunto.
E’ proprio la città, in fondo, ad essere la cosa meno scontata del racconto – e la meno scontata in senso generale: lo posso scrivere con cognizione di causa, io che sono andato a Zurigo sulla spinta di alcuni degli stessi motivi con i quali l’autrice ha motivato i suoi viaggi: per tanti anni eletta “città più vivibile al mondo”, capitalisticamente elegante (la Bahnhofstrasse è considerato il chilometro più lussuoso del mondo) ma anche sovversiva e anarchica (il Cabaret Voltaire, culla del Dadaismo e ritrovo di alcuni dei più noti ribelli di inizio Novecento), storica e contemporanea allo stesso tempo, sede di una delle migliori università del mondo, di un museo d’arte che è altrettanto… – una sorta di luogo ideale, appunto, verso il quale ogni spirito curioso e desideroso di conoscenza oltre le apparenze facilmente viene attratto… Ma, lo ribadisco, non è il caso di fare qui un elenco delle peculiarità zurighesi più meramente turistiche, perché Romanza di Zurigo è una guida di viaggio in città in qualche modo totale, nella quale ogni luogo cittadino visitato è in realtà una opportunità di visitare sé stessi, con gli stessi luoghi che si trasformano in ottimali specchi sui quali riflettere la propria vita e la propria presenza/essenza nel mondo, in un modo che altre più ordinarie e anonime città mai saprebbero fare – quelle città che hanno venduto la propria anima originaria alle speculazioni edilizie, alle produttive/distruttive industrie, all’ego di architetti e urbanisti, progettisti di palazzi tanto belli quanto urbanamente inutili. Francesca Mazzuccato prende sottobraccio il lettore, gli dona quasi subito la propria preziosa confidenza e lo fa per accompagnarlo in città in una lunga passeggiata e in una ancor più lunga chiacchierata per la quale Zurigo è sfondo ideale, quinta perfetta e sublime per sentirsi parte di un “qualcosa” che, se all’apparenza ha le forme pur splendide di una elegantissima città, può in fondo essere molto di più, ovvero quanto di meglio affinché il viaggio in essa – e il viaggio in senso concettuale generale – non risulti un semplice e sciatto “moto a luogo” ma sia una possente e preziosa esperienza vitale, una filantropica e antropologica armonia, finalmente, tra l’uomo e il suo mondo.
Dunque scontato lo è, il giudizio positivo su questo libro! – qualcuno ora potrà esclamare… Beh, come ho detto, nulla è scontato al mondo, e Zurigo lo dimostra bene: per questo è facile innamorarsi di lei. Ugualmente anche Romanza di Zurigo non è un libro scontato, e proprio per questo è veramente un bel libro, un’opera che non “merita” giudizi scontati perché deve essere letta, goduta, assimilata prima che giudicata – ma forse è un libro verso cui la formulazione di un giudizio non ha nemmeno molto senso… Da leggere insomma per trovare, ognuno di noi, la “propria” Zurigo nel mondo.

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