Antonella Perilli, “Amore in caduta libera” (Sensoinverso)

C’era una volta la Milano da bere… – ricorderete i “ruggenti anni ‘80”, no? E oggi, invece?
Così, di primo acchito, viene da chiedermi questa cosa dalla lettura del nuovo romanzo di Antonella Perilli Amore in caduta libera, edito da Sensoinverso, un’opera dalle molteplici sfaccettature come i tanti frammenti di uno specchio rotto, che sparpagliati sul terreno riflettono ancora il mondo intorno ma non generando una sola immagine, ma tante, appunto…
Cinque donne, pescate nella rubrica di un cellulare in forza della loro avvenenza, ricevono un equivoco e piccante SMS da un uomo – Fabio, il protagonista principale del romanzo – in vena di scherzi, e convinto di trovare così solo un fugace divertimento da festa di Capodanno/post-veglione. In verità l’uomo le conosce, ma le cinque donne non conoscono il numero del cellulare dal quale ricevono il messaggio; egli è appunto certo che lo scherzo resti tale e basta, una semplice e banale goliardata che finisca in una risata o al limite in un amichevole rimbrotto; invece, quel breve messaggio scoperchierà una sorta di piccolo ma tremendo vaso di Pandora, già peraltro ben colmo di scompigli sociali, e per il quale verranno alla luce verità tanto imprevedibili quanto sconcertanti… E tutt’intorno c’è Milano, scenario forse non passivo come sembrerebbe a prima vista, col suo essere metropoli moderna, emancipata e, parimenti, privatasi di molti dei freni inibitori morali che un tempo la comunità sociale (milanese e non, peraltro) coltivava…
Su questa trama l’autrice parte alla scoperta – anzi, all’apertura dell’armadio degli scheletri di una piccola comunità di persone assolutamente esemplare della società contemporanea nella sua gran parte, attraverso un gioco degli equivoci – meccanismo letterario più spesso usato nella commedia, piuttosto che in altri generi – utilizzato invece qui per ottenere risultati tragico/drammatici, ovvero per svelare, come detto, la parte nascosta e in ombra di individui all’apparenza assolutamente normali, ma in realtà elementi collassanti di un tessuto sociale di conseguenza decadente, il quale proprio in una delle sue strutture portanti, la coppia, palesa una inquietante fragilità. Antonella Perilli entra nel profondo del rapporto contemporaneo uomo/donna (peraltro con cognizione di causa, vista la propria preparazione accademica nelle discipline sociologiche), dalle banalità quotidiane fino alla sessualità vissuta, la quale è per quasi tutti i personaggi alquanto disturbata, scompigliata, prova più evidente e indubbia di quel collasso individuale e sociale suddetto. Sembrerebbe quasi leggere, tra le righe, una certa valutazione dubbiosa, se non proprio diffidente, su cosa sia oggi l’amore, o su quale reale accezione la società moderna conferisca nel concreto a quel termine, se non fosse che il finale del romanzo – che peraltro lascia in sospeso buona parte delle vicende narrate e scatenate dal famigerato SMS – lascia una specie di via d’uscita in merito, una “speranza”, se così si può definire, a che qualche forma di redenzione possa non cancellare il passato ma almeno ripristinare una qualche bontà presente… Ciò d’altro canto mi pare contrasti un poco con quanto in altra sede, circa questo suo romanzo, l’autrice afferma, ovvero che “le figure femminili descritte nelle loro insicurezze, e in alcuni drammi talvolta insanabili, vengono messe a confronto con un’indole maschile, quella del protagonista – e non solo – superficiale, talvolta crudele, troppo spesso indifferente e menefreghista”, dichiarando infine che Amore in caduta libera è “un libro per riflettere e indignarsi”. Vero, ma se l’indole del maschio contemporaneo è in qualche modo messa sul banco degli imputati (processo che sottoscrivo pressoché in toto!), d’altra parte anche la donna appare come piuttosto smarrita da sé stessa e dalla dimensione sociale di cui è parte, confusa e sconnessa, come in una specie di colpo di frusta dopo le prese di coscienza e le rivendicazioni femminili dei decenni scorsi dalla cui botta non capisce se e come guarire… Ed è poi forse proprio l’autrice a mitigare quell’indignazione che vorrebbe far scaturire nel lettore, chiudendo la storia nel modo “speranzoso” suddetto – una speranza quasi “morale” e necessaria, a fronte altrimenti di un potenziale futuro assai fosco.
E se fosse “morale” anche l’intento verso il quale punta il linguaggio parecchio scurrile che caratterizza buona parte del testo? – specchio autentico del parlato contemporaneo della massa popolare, forse un poco troppo esagerato in certe parti, anche perché temo che la troppa scurrilità, ancorché obiettiva, finisca sempre per sminuire il valore letterario di un’opera… Ma a parte questo, Amore in caduta libera è un romanzo che potrà piacere a tanti, alcuni forse attratti più dalla morbosità di cui profuma, sperando per costoro che sappiano anche andare oltre e, come invita la stessa autrice, a riflettere sul senso del romanzo. Una lettura consigliata, insomma, perché intensa di quella intensità che scuote, pungola, infervora, colpisce – quella intensità che vivacizza il pensiero, in buona sostanza.
Ah, già, rispondo alla domanda iniziale: dopo la Milano da bere, cosa c’è dunque, oggi? Beh, mi sa che c’è una qualche patologia da alcolismo cronico, però ci sono anche gli appositi centri di cura, se ci si vuole disintossicare…

Una risposta a Antonella Perilli, “Amore in caduta libera” (Sensoinverso)

  1. Pingback: 09/11/2010 |

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